I viaggi sono fatti per tornare.
Il passato è una terra straniera, va esplorato, capito e curato.
L'aereo ti serve per andare, per perdere il contatto, e provare l'impatto con l'ignoto. E poi è bello, perchè devi tenere la mente impegnata sulle cose semplici che a casa non ti domandi mai: come fare a raggiungere un posto, farsi capire, capire, cogliere abitudini, luoghi comuni della terra ignota.
Ti allontani per provare, per provarti, per vedere se sei in grado, e già lo sai da prima che lo sarai, solo se lo vuoi. Si è sempre fin troppo banali nel mettersi alla prova, ognuno lo fa a modo suo ma sempre nello stesso modo. When you loose your energy, you should do something to save yourself. E questo comporta qualcosa di rotto. Per forza.
Ne avevo bisogno, perchè io ho bisogno che le cose scorrano semplici, e ho bisogno di seguire certi segnali stupidi che mi arrivano alla testa, tipo una parola che mi ronza in testa, una coincidenza, una canzone, una domanda inaspettata; è sempre così che prendo le decisioni, anche le più importanti, ed è sempre come se non le prendessi io, ma stessi seguendo qualche suggerimento, una strada che esiste al di là del punto preciso in cui la sto percorrendo al momento. Lo chiamano istinto, ma è qualcosa di diverso, perchè non c'è certezza, solo obbedienza.
Allora me ne sono andata, venti chili nella stiva e dieci addosso. Ciao amore, ciao. Tornerò.
E mentre l'aereo cadeva ho pensato: non devo più decidere niente.
Insoluto.
Avevo voluto il mio sacrificio.
And I cried like ever.
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