sabato 23 ottobre 2010

Un succo alla pera

Sedute al tavolino di un bar nel centro dell'unica città capace di farsi amare come fosse un dio onnipotente, guardavo retrospettivamente la mia vita e quella della mia amica dagli occhi tristi. Mi assediava di domande e, prima che io avessi il tempo di formulare delle frasi di senso più o meno compiuto, si dava le risposte che subito prontamente cancellava con il tarlo dell'incertezza o con una nuova incalzante domanda. Il succo del discorso, denso quanto quello alla pera che stavo sorseggiando accanto a stranieri che bevevano birra e ci guardavano parlare -non ho la certezza fossero stranieri, ma ho buoni motivi per crederlo- era riuscire a capire perchè nell'arco di così poco tempo sebravamo cambiate così tanto.
I: "Diventare grandi significa avere paura? Quando ero più giovane non mi fregava niente, avevo le mie idee luminose e in esse ci sguazzavo onnipotente. Degli altri avevo compassione se non potevano capire, o ne cercavo l'approvazione se ritenevo degni. Poi cosa è successo?"
T: "Non lo so. Quando ero più giovane guardavo al futuro come ad un oceano di possibilità inesplorate, e quella fame mi spingeva/spinge, non lo so, a cambiare strada, a non accontentarmi, a non prendere mai decisioni definitive, non imboccare mai una strada che sia una da studiare, approfondire, sapere, sentire mia. E questo alla lunga mi ha destabilizzata. Adesso che comincio a sentire l'esigenza di costruire qualcosa, l'icertezza mi assedia, e ho perso insieme all'entusiasmo tutta quella insensata fiducia e sicurezza in me e nel mondo."
I: "Dunque diventare grandi significa prendere delle decisioni ed assumersene la responsabilità. Significa saper reggere la noia e dover scendere a compromessi con se stessi?"
T: "Sì, qualche volta sì. Senza necessariamente tradirsi però. Significa capire con chi hai a che fare e agire di conseguenza, non per trarne il maggior profitto, ma solo semplicemente per capirsi, che è già di per sè complicatissimo."
I: "Non so se ce la faccio. Stare nella realtà non è mai stato il mio forte."
T: "Io ho già scelto. Io ho bisogno degli altri."
I: "Quanto mi manco..."
T: "Ahahah, già..."

2 commenti:

  1. Le mie domande assillanti si ridurranno ad una parola sola: "Ti voglio bene"!
    Questa è davvero l'unica cosa importante che c'è al mondo :*

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  2. Diventare grandi...
    Cambiare senza cambiare mai

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