Distesa, vedo sfilare le facce, proprio come se fossero in passerella. Questi volti a grandezza naturale ondeggiano come camminassero e lanciano sguardi ammiccanti; arrivano dal soffitto, si fermano a pochi centimetri dal naso, si girano e rigirano un paio di volte e poi ciao. Sono perplessa e in imbarazzo, molte di quelle facce sono certa di conoscerle ma non saprei dare loro un nome. Senza un nome non sei nessuno. E senza qualcuno sei solo. E se sei solo sei nessuno.
Forse è per questo che cerco sempre di ricordare i nomi delle persone che incontro, quel fatidico momento in cui si dicono i nomi stringendosi le mani, io lo rallento e cerco di porre attenzione. A volte mi capita di ripetere il nome della persona nuova piuttosto che dire il mio, e faccio ridere. Sabato scorso mi sono sorpresa a ricordarne due che avevo sentito una sola volta questa estate passata, ho strizzato gli occhi fissando quei volti per pochi istanti ed eccoli comporsi dalla tastiera dei ricordi alla bocca.
Il nome è tra le cose più intime che abbiamo -dovremmo scegliere a chi donarlo e a chi no- un pò come la faccia. E' il più immediato e sintetico simbolo in cui immediatamente ci riconosciamo e insieme ci distinguamo da tutto il resto. Io sono...
Ti darò il mio nome, e come niente, per metà, già sarò tua.
Come se l'avessi fatto...
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